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Alcune evidenze scientifiche hanno mostrato il cambiamento della storia naturale del declino cognitivo attraverso l’utilizzo di devices riabilitativi quali impianti cocleari e protesi, strumenti in grado di migliorare l’impatto emotivo, cognitivo e sociale e di migliorare in modo sostanziale la qualità di vita dei pazienti.
Esiste infatti un “ipoacusia periferica” stimabile come perdita di udito maggiore di 25 dB e la “Central Auditory Processing Disorder”, alterazione centrale dell’udito più frequentemente correlata all’incidenza di Malattia di Alzheimer.
Studi cross-sectional nell’uomo dimostrano che l’ipoacusia neurosensoriale è associata a ridotto volume corticale nelle aree uditive primarie, oltreché studi longitudinali nell’animale con danno cocleare dimostrano lo svilupparsi di una nuova organizzazione tonotopica delle aree uditive.
Studi in letteratura fanno emergere inoltre la possibilità di attivare una plasticità secondaria all’interno della corteccia uditiva in grado di potenziare e migliorare la risposta sensoriale.
La neuropsicologia si offre come una possibilità concreta e riproducibile per valutare attraverso batterie di test specifiche alterazioni cognitive anche in fase iniziale del decadimento cognitivo.
I test cognitivi utilizzati comprendono batterie di test che indagano le funzioni esecutive, la memoria, processi di elaborazione e funzioni verbali e possono essere di valido supporto nello screening di un’ipoacusia e nella possibilità di distinguere le diverse tipologie e quindi i diversi approcci riabilitativi/protesici
L’ipoacusia è inequivocabilmente associata ad un aumentato rischio di involuzione cognitiva; sono pertanto implicati nella sua diagnosi più specialisti in grado di valutare quanto queste patologie coesistano e le possibili armi terapeutiche più adeguate.